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                     PassionePresepe
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 IO SONO SOCIO

VI PRESENTO IL MIO SITO

Dedicato a tutti coloro che provano ancora un pò di emozione davanti al presepe

 

FLASH DI STORIA DEL PRESEPE

 

I testi sacri di Luca e Matteo, raccontano della nascita di Gesù, dell'annuncio ai pastori, dell'adorazione dei Magi.
Maria partorì suo figlio, lo avvolse in fasce e lo depose nella mangiatoia, perchè non c'era posto quella notte a Betlemme.
La tradizione cristiana, fà risalire le origini del presepe, dalla rappresentazione del Santo di Assisi.
Infatti, nella notte del 1223 a Greccio,venne rappresentata la nascita di Gesù, in una scena vivente dell'evento.
Questa sacra rappresentazione, venne chiamata "praesepium", termine di derivazione latina, indicante la stalla o mangiatoia.
La scultura italiana, nel periodo gotico, venne rappresentata da tre grandi
artisti: il primo, Nicola de Apulia detto il Pisano (di origine pugliese), di cui si hanno notizie a partire dal 1220.
Nicola de Apulia, si formò nell'ambito della cultura federiciana e nel 1260 eseguì il pulpito del battistero di Pisa, di forma esagonale dove erano raffigurate la Natività, l'adorazione dei Magi, la presentazione di Gesù al tempio, la crocifissione e il giudizio universale.
Tra il 1265 e il 1268, Nicola de Apulia era a Siena, dove insieme a suo figlio Giovanni ed al suo discepolo Arnolfo di Cambio, eseguirono il pulpito nella cattedrale, di forma esagonale, raffigurante la storia di Cristo,
la Natività e l'adorazione dei Magi.
Il primo presepe con statue scolpite, risale al 1289 ad opera di Arnolfo di Cambio, conservato nelle sue parti residue presso la basilica di Santa Maria Maggiore a Roma
Da allora e fino alla metà del 1400, gli artisti modellarono statue in terracotta che posizionavano davanti a un fondale, riproducendo un paesaggio, per realizzare lo sfondo per la Natività
Altro periodo fiorente per il presepe fù il barocco, con la costruzione di opere nelle chiese cattoliche dell'Europa.
Nel 18° secolo, il presepe oltre che nelle chiese, veniva realizzato nelle case della gente comune.
La fine del 18°
secolo fu contrassegnata dall'illuminismo, in alcuni paesi dell’Europa, vennero eliminati tutti i presepi e furono portati in custodia nelle case dei contadini, per evitare la loro distruzione.
Successivamente, nel 19° secolo, il presepe veniva realizzato con sfondi raffiguranti paesaggi di montagna, verso la fine del secolo, si notò una tendenza a rappresentare presepi in stile orientale.
Negli anni 1960-70, si notò un affievolirsi della tradizione del presepe, causato dall'introduzione dell'albero di Natale.
Di recente, il presepe è tornato a rivivere, grazie a religiosi e all'impegno di laici, che hanno fondato delle Associazioni con lo scopo di
divulgare il messaggio di Greccio.

FLASH STORIA DEL PRESEPE IN PUGLIA

 

Dopo aver descritto la storia del presepe in generale, ritengo opportuno trattare in breve il presepe della mia regione, la Puglia.

Notizie relative al presepe in Puglia risalgono al XV secolo, il primo affresco fu realizzato per la chiesa francescana di S. Caterina in Galatina, ritenuto il più antico presepe di Puglia, di cui sono conservati solo gli elementi relativi alla natività, realizzato dallo scultore Nuzzo Barba.

A partire dal XVI secolo la rappresentazione del presepe in Puglia, trova la sua massima affermazione con sculture realizzate in pietra.

Tra gli artisti il più noto era Stefano da Putignano, definito il migliore scultore del rinascimento pugliese che  realizzò presepi in pietra policroma a Polignano a Mare, Gallipoli, Grottaglie.

Altri artisti come Paolo da Cassano, a Cassano Murge e Bitritto, Altobello Persio ad Altamura e Gallipoli, arricchiscono il panorama del secolo, nel corso del quale è Gabriele Riccardi ad inscenare, per la Cattedrale di Lecce, il più raffinato presepe che occupa tutto un altare, dove sono collocati la Cavalcata dei Magi e i Pastori adoranti e sulla mensa la Natività, attribuito un
tempo al Riccardi, ma oggi ritenuto realizzato da uno scultore anonimo.

Nei secoli successivi, i presepi erano realizzati con la cartapesta,  il più noto scultore tra il XVII e XVIII secolo era Pietro Sorgente, definito il maestro di grandissimi scultori cartapestai dell’ottocento.

Accanto agli artisti professionisti, si evidenziarono artisti popolari come i barbieri di Lecce, che imitavano la lavorazione dei cartapestai, realizzando personaggi modellati a mano anche con la creta.

Molte opere realizzate in passato, oggi sono quasi introvabili, in quanto nessuno si è preoccupato di conservarle come testimonianza artistica.

In quest’ultimo secolo la tradizione del presepe sta rivivendo, attraverso il folklore e l’artigianato locale, con l’opera di artisti che utilizzano la cartapesta nelle loro rappresentazioni per il presepe o per modellare personaggi del luogo.

 

La Tradizione sul Gargano

 

In passato, durante il periodo dell’Avvento, nel territorio del Gargano, giungevano dall’Abruzzo in piccoli gruppi gli zampognari con il loro caratteristico mantello a ruota.

Questi pastori, si fermavano per le strade o vicino le porte delle case, allietando con le loro melodie l’atmosfera in preparazione del S. Natale.
In particolare, gli zampognari che si recavano a Monte S. Angelo, presso la grotta di San Michele, durante la notte di Natale, suonavano la pastorella una commovente melodia, sulle note della pastorale di Bach.
Nelle case di campagna, era consuetudine ogni notte dal Natale fino al giorno dell’Epifania, accendere il fuoco  per allontanare le disgrazie, mentre la cenere prodotta dal ceppo, veniva sparsa nei campi per propiziare un raccolto abbondante

Tante, erano le credenze e le superstizioni legate al periodo natalizio nel nostro territorio.
In ogni famiglia il presepe aveva sempre un angolo riservato nella casa, in tale occasione tutti si riunivano, per rievocare con fede la nascita del Salvatore.

NATALE NEL RICORDO

(riflessione dell’autore)

 

Con la memoria ritorno al passato, quando per noi bambini l’avvicinarsi del S. Natale era un momento di forti emozioni.

La tradizione era molto sentita, in ogni casa si preparava il presepe che era collocato nell’angolo più particolare della stanza, dove non poteva passare inosservato.

I nostri genitori e nonni, nell’avvicinarsi dell’evento, si adoperavano a preparare con entusiasmo i dolci della tradizione locale, per la gioia di noi bambini incuriositi dalle varie fasi di preparazione.

Per le strade si sentiva in lontananza, la melodia della ciaramella, con l’arrivo degli zampognari, noi bambini aspettavamo festosi che questi pastori bussassero alle porte delle nostre case, per accogliere quel suono di annuncio natalizio nelle mura domestiche e riempirci di emozione.

Oggi, è raro ascoltare queste melodie dal vivo, la tradizione degli zampognari va scomparendo, perdendosi quell’armonia che riempiva col suo messaggio di pace e amore il cuore di tutti.

Si avvicinava l’ultimo giorno di scuola, con la campanella che segnava la fine delle lezioni, noi bambini esultavamo con grida di gioia e abbracci augurandoci “buon natale”, con la speranza che anche questa volta il regalo di natale non mancasse, senza troppe pretese e scelte, al contrario dei tempi moderni.

Poi, arrivava il 24 dicembre, giorno della vigilia, era consuetudine saltare il pasto principale, per ritrovarsi tutti insieme la sera, vivendo con allegria le golosità che sono tipiche della vigilia di natale.

Tutti riuniti giocavano a tombola o altro, in attesa di recarci nelle chiese per rivivere la gioia della solennità, accogliendo festosi la processione del bambinello portato e deposto sull’altare.

Terminata la celebrazione con lo scambio degli auguri con parenti e amici, si ritornava stanchi ma ancora entusiasti, infatti, per noi era importante la deposizione del bambinello nel nostro presepe casalingo, evento preparato e atteso da tempo.

Il 25 dicembre, il giorno del S. Natale, era destinato a noi bambini, che dovevamo lasciare sotto il piatto dei nostri papà la famosa letterina, preparata con cura a scuola.

Le nostre mamme avevano l’accortezza di non togliere il piatto, sino all’ultima portata.

Prima di servire il tanto atteso dolce della tradizione natalizia, veniva tolto il piatto, con lo stupore dei presenti e la nostra emozione in attesa della lettura da parte del papà.

Al termine, recitavamo la poesia di natale e alla fine l’applauso di tutti i presenti.

Questo era il momento più suggestivo del S. Natale che ci vedeva protagonisti nell’evento.

 

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Ricordando i tempi passati, con nostalgia rivivo i momenti della mia adolescenza, quando  già dalla seconda decade del mese di novembre, le strade delle nostre città, si riempivano di armonia, con il suono delle zampogne, noi ragazzi ascoltavamo silenziosi quelle melodie, che ci portavano con il cuore velocemente al Natale.
Oggi, purtroppo i nostri figli non provano queste emozioni, in quanto la tradizione degli zampognari  va pian piano scomparendo , privandoci di quelle festose melodie che precedevano il periodo di preparazione alle festività natalizie.